gatto sul tetto

Una storia piccola, piccola…ovvero disavventura di un gatto abbandonato da chi credeva amico.

In questi giorni d’estate rovente, può capitare che si vada in vacanza per un meritato riposo.

Ma lasciare le finestre aperte per permettere al micio di casa di uscire o entrare, anche se si abita in una mansarda, forse non è sufficiente a garantire la dovuta sicurezza al nostro gatto.

Di sicuro l’animale è curioso e si annoia a starsene in casa tutto solo o al massimo farsi una passeggiatina sui tetti circostanti, anche se è abituato a starsene da solo per buona parte della giornata perché chi lo ha, è magari impegnato per lavoro, rientrando solo di sera; così nottetempo, visto che nessuno gli dà almeno una carezza, decide di concedersi ben altro.

Con passo felino decide di spingersi un po’ più in là del suo orizzonte pragmatico, si avventura a scoprire nuovi luoghi e di avventurarsi su dei percorsi che solo chi abitata all’ultimo piano può permettersi: i tetti del vicinato.

Quatto quatto si muove a scoprire, anche se con un briciolo di paura e muovendo le vibrisse, suo organo fondamentale per lo spostamento notturno, in cerca di sbocchi alternativi alla mancanza dell’essere che lo dovrebbe tutelare e proteggere.

Cammina sulle tegole malferme di questo vecchio quartiere storico che è parte dei luoghi dove è “casa sua” e percorre una strada impervia su e giù dai colmi e dalle falde, sentendo nell’aria il profumo della terra e delle piante del vicino grande parco privato, che sente a poca distanza da lui.

Non sa però o non lo percepisce chiaramente , che per arrivarci deve affrontare ostacoli che richiedono una buona dose di allenamento a coprire i dislivelli che incontra, ciò comporta anche dover saltare da un punto più alto a un punto più basso, forse anche a cadere in malo modo.

Ma i gatti hanno sette vite, il richiamo dell’avventura è più forte delle difficoltà che può incontrare sul suo cammino, per cui segue la strada, che secondo lui può portare a questa agognata meta prefissata.

Si getta o cade dal tetto verso il punto più basso di un altro tetto e percorre per tutta la sua lunghezza il tratto dove più forte si fa il richiamo della terra e dell’erba che profuma di odori invitanti.

Non si accorge però che è un vicolo cieco, arrivato al termine  della falda, si accorge che non può più proseguire, è impossibilitato ad andare oltre, cerca per tutta notte una via di fuga che gli permetta di superare la difficoltà riscontrata, ma non trova nessuna soluzione.

Albeggia, ora le prime luci del giorno gli fanno scorgere l’impossibilità di trovare una soluzione per poter ritornare almeno alla sua abitazione, si trova bloccato su un tetto molto in basso alla possibilità che con un balzo felino possa raggiungere la meta da cui è precipitato o saltato.

Decide che per quel giorno deve trovarsi un luogo dove ripararsi dal gran caldo torrido che comincia farsi sentire, vede delle tegole sollevate sul bordo della grondaia e si infila sotto.

La giornata passa con lentezza, il sole sempre più caldo, la fame e la sete cominciano a farsi sentire e aspetta che la sera porti un po’ di frescura.

Miagola per attirare l’attenzione di qualcuno nelle vicinanze, vede che alcune finestre in alto si stanno aprendo e si fa coraggio uscendo allo scoperto miagolando a più non posso.

Ma da quelle finestre non si affaccia nessuno, forse non lo hanno sentito, sono in tutt’altro affaccendati,  il suo richiamo non è così efficace da attirare la loro attenzione o non danno importanza al suo lamento.

Si ritira nel suo anfratto scoraggiato e, un altro giorno è passato da prigioniero su quel tetto; dove sentiva il profumo di libertà così vicina, ma irraggiungibile.

Così fra speranze e delusioni passano alcuni giorni : fame e sete si fanno sentire, la sete un po’ di meno, perché nel frattempo dal cielo nuvoloso cade la pioggia e nei canali si ferma un po’ d’acqua a dissetare l’arsura di una gola da cui esce un flebile miagolio.

Da una casa che si affaccia sui giardini interni del borgo, comunque lontana da quel tetto, una donna si affaccia e nota la presenza su tetto che scotta ; cerca di richiamare l’attenzione dei vicini, quelli che con le loro finestre si vede il tetto in cui io ci sono e quelli che abitano sotto quel tetto; parlottano per un po’ e poi da quelle finestre calano un po’ di cibo e un po’ d’acqua, quantomeno riesco a saziare un po’ la fame che mi attanaglia, intanto il tempo passa e io son sempre relegato su quel tetto.

La donna che si è affacciata, presume che io sia proprio quel gatto che vede passeggiare sui tetti della mansarda, si accorge però che la casa non è abitata e cerca di potere interloquire con gli abitanti  del caseggiato in cui è dislocata la mansarda, unico risultato che ottiene è la possibilità di affiggere un cartello, avvisando il presunto proprietario, che il suo gatto è sul tetto che scotta.

Un altro giorno è passato senza che nessuno si è fatto vivo ed io continuo ad abitare su quel tetto che scotta e che solo il calar delle tenebre mi porta un po’ di conforto dall’afa opprimente di questa canicola di un luglio fuori luogo.

Il compagno della donna affacciata, allora prova ad informarsi su come poter porre rimedio a questa situazione e si informa tramite “internet”; chi, nelle istituzioni costituzionali preposte, possa poter intervenire, anche perché sensibilizzato dalle campagne pubblicitarie contro l’abbandono degli animali da parte delle televisioni.

Le indicazioni che ne ricava dai vari blog o spot o siti ufficiali preposti alla tutela degli animali è che può telefonare dal 112, numero unico emergenza e lì una operatrice gentile lo mette in contatto con la stazione dei carabinieri locale e a sua volta, il gentil carabiniere lo mette in contatto con il 115 dei vigili del fuoco, che però l’operatore dice di non poter intervenire perché non è loro compito per un gatto si trova in una corte interna privata.

Così un altro giorno è passato ed io son sempre lì in attesa!

Queste due persone che si stanno prodigando per me, scoprono che le finestre della mansarda sono aperte, per cui qualcuno che si presume essere il proprietario del micio è ritornato ad abitare, così armati di coraggio, suonano a questa porta, ma la risposta che ricevono li lascia basiti: il gatto che ci stava è di mio cognato che comunque se lo è portato via.

Un po’ inverosimile la risposta, in quanto il trasportino del gatto giace ancora sul tetto della mansarda.

Comunque non possono controbattere con sicurezza quanto da questo individuo afferma e lasciano perdere questa via per risolvere il problema.

Così un altro giorno è passato ed io son sempre lì in attesa!

I due personaggi però non demordono ed afferrato il telefono si mettono in contatto con un’amica appassionata di cani e gatti, che li informa che ci sta il servizio veterinario provinciale che potrebbe intervenire.

Si ricerca questo numero e la cortese telefonista all’altro capo della cornetta ci dice che loro non possono poter intervenire , solo per animali feriti.

Dall’amica ricevono anche il numero di telefono di una volontaria del soccorso animali, la quale fornisce un altro numero di una responsabile zoofila , la quale fornisce spiegazioni esaurienti dicendo che il comune di appartenenza ha una convenzione  per poi portar al gattile l’animale e di chiamare i vigili urbani deputati ad attivarsi.

Un po’ di attesa al telefono, si sente che tutti gli operatori sono impegnati e la ragazza che poi ha risposto, debbo dire che inizialmente l’ho presa un po’ di petto perché sembrava che neppure lei potesse risolvere il problema, ho spiegato di nuovo tutta la trafila di chiamate effettuate e che i vigili del fuoco mi avevano già risposto picche!

Questa persona con innata professionalità e competenza, mi faceva anche presente che poteva in ogni momento subire querele per quanto detto o fatto nella sua veste ufficiale, promettendomi che avrebbe lei allertato i vigili ( pompieri e vigili municipali).

Infatti in breve tempo si son presentati la pattuglia dei vigili urbani ed il camion dei vigili del fuoco e insieme siamo andati alla ricerca del portone giusto in cui entrare e di chi poteva aprire le possibili punti di fuga per il gatto.

Individuata l’unica possibilità di accesso, cioè un terrazzo che dista si o no 2 mt dal tetto, il vigile del fuoco, dando uno sguardo sullo stesso e non individuando il gatto  ( rintanato sotto le tegole), ha decretato l’impossibilità di accedere al medesimo tetto, per la vetustà e fragilità dello stesso con la possibile rottura delle tegole e tutto è finito lì.

Dietrofront di tutti quanti e l’unica soluzione proposta: mettere un asse e sperando che il gatto scenda e potenzialmente mettere una gabbia trappola da parte della protezione animali.

E un altro giorno è andato e la sua musica è finita…

Così un altro giorno è passato ed io son sempre lì in attesa! ( il gatto: ah, se avessi gli stivali!!!)

Si resta in attesa che l’ amica della protezione animali si faccia sentire ( povera, oggi è impegnata in qualcosa di grosso).

La telenovela continua: dopo una serata di scambi fitti di sms, whats-app, telefonate, e-mail con le volontarie ed altre persone, si decide di interessare gli organi di informazione locale per far presente quanto sta accadendo al povero micio con la speranza che venga pubblicata la notizia.

Il giorno dopo con la gabbia cattura gatti, con la presenza delle guardie zoofile, ci si presenta, ma si ottiene un rifiuto a poter entrare, riuscendo però a strappare una possibilità per il giorno dopo nel pomeriggio.

Ci si arma di pazienza e la guardia zoofila, attiva i contatti istituzionali a sua disposizione, cosa che nell’arco di poche ore si ricevono telefonate da parte vigili :urbani e del fuoco; ma tutto sembra rimandato a data da destinarsi…secondo le aspettative del proprietario immobile.

Domani dovrebbe essere il giorno buono, i vigili del fuoco sono pronti ad intervenire…

Così un altro giorno dovrebbe passare ed io son sempre lì in attesa!

Incomprensioni, mala fede, disinformazione da parte di organi istituzionali, basito difronte a certe risposte ricevute da chi teoricamente è preposto alla tutela degli animali- che a suo dire, anche da dove si trova in ferie, dice di coordinare le operazioni.

Buona volontà di collaborare da parte degli addetti che rispondono al call-center, specie per i VVFF che si sono attivati per portar soccorso, infatti posizionata gabbia trappola sul tetto ed ottenuto collaborazione con il vicinato per segnalare l’eventuale cattura del micio.

Peccato che subito dopo si è scatenato un grosso temporale sulla città e che forse, con il gran vento e la pioggia, possa aver fatto scattare la trappola, senza gatto dentro.

Ora si sta in parte rasserenando, ma io rimango, malgrado mi sono attivato solo per amore degli animali, in trepida attesa per uno squillo di telefono che mi faccia capire cosa sta avvenendo su quel tetto, che ora non scotta più, viso la pioggia caduta e che sta ancora debolmente cadendo.

Così un altro giorno dovrebbe passare ed io( il gatto) son sempre lì in attesa!

Ripresa la solita tiritera: chiamare il proprietario di casa, per avere il permesso di accedere a casa sua a controllare la trappola ( si è mangiato il cibo messo, ma la trappola non è scattata), sentire le persone che teoricamente dovrebbero darmi un supporto, portato una scala per poter accedere al tetto, rimettere cibo in trappola, sperando che scatti.

Così un altro giorno dovrebbe passare ed io son sempre lì in attesa sul tetto, nascosto sotto gli anfratti delle tegole per ripararmi dal caldo!

Nulla, cibo mangiato ma la trappola non è scattata!

Riprendere i contatti e delusione: diniego del proprietario a continuare ad accedere a casa sua, adducendo  scuse, togliere trappola e scala da casa sua.

Di malavoglia, impotente di fronte a questa richiesta, si è fatto presente che se il gatto ci lascia la pelle, i problemi sono loro ( puzza e vermi, decomposizione e tutto quanto ne consegue), spallucce del proprietario di casa e chi s’è visto, s’è visto…

Informato dell’accaduto le due persone che come noi si stanno dando da fare, l’unica soluzione possibile è che le persone che abitano di sopra e che vedono dalle loro finestre il tetto, possono attivarsi in difesa del gatto imprigionato.

Così un altro giorno dovrebbe passare ed io son sempre lì in attesa!

Tra una provvedimento e altro son passati giorni, agosto è entrato preponderante , le persone si diradano, ma io son sempre lì, e oramai son trascorse un paio di settimane da quando mi son ritrovato su quel tetto e comincio a sentirmi un po’ malconcio!

Noi che teniamo al gatto ci sentiamo impotenti, tante belle parole, tanti spot televisivi ed istituzionali contro l’abbandono  ma soli a combattere per la salvezza del gatto!

Altro giorno ed altra corsa: passati i numeri di telefono delle persone che abitano il palazzo alle due amiche in modo che anche loro possono esercitare una qualche minima pressione di sensibilizzazione.

Infatti preso contatto con la vicina “dirimpettaia lontana” sono stato un po’ di tempo al telefono per spiegare la soluzione che si poteva adottare per il gatto, anzi sembrava quasi contenta e lo voleva quasi adottare, siamo rimasti che verificava il turno di lavoro e poi mi avrebbe dato conferma.

Io, il gatto verso le diciannove, son uscito dal mio rifugio e mi son piazzato sotto quelle finestre da cui precedentemente qualcuno mi aveva aiutato, ma nessuno si è affacciato per darmi da bere e da mangiare, così sconsolato, mi son ritirato nella soffitta che mi sta facendo da casa; una sete terribile, son tre giorni che non bevo e due che non mangio.

Così un altro giorno dovrebbe passare ed io son sempre lì in attesa!

Questo nuovo giorno sono in attesa di ricevere un gentil riscontro dalla vicina, quella promessa di poter accedere, ma nulla; così mi son fatto coraggio e verso l’una ho inviato un messaggio, dicendomi disponibile ad andare in casa sua con la trappola.

Passa il tempo e ricevo un suo messaggio che preannuncia in casa sua con le sue figli piccole, una giornata memorabile ( per ora non accenno alla spiegazione della “giornata memorabile, problemi di privacy) e che quindi ci si sente verso sera…sperem (dialetto bergamasco per indicare speranza).

Temporale acqua scrosciante con fulmini, saette e grandine per buona parte della serata e nottata ed il gatto non si è fatto vedere.

Stamattina mi avvisa l’amica vicina-lontana che il gatto è ancora sul tetto e che posso andare a posizionare la gabbia trappola.

Fatto, posizionata la gabbia, innescata la trappola con acqua, cibo e cubetto di mortadella, di cui dicono sia ghiotto il gatto, speriamo in una venuta rapida del gatto perché anche oggi danno pioggia nel pomeriggio.

Ha piovuto per un bel po’, il gatto è uscito dalla sua tana, si è fatto un giretto e poi si è rintanato, speriamo che stanotte entri.

Infatti stamattina è entrato e son riuscito a recuperarlo con la cortesia delle persone che abitano e con la complicità delle sue figlie.

Sono indecise se tenerlo, in quanto stanno per andare in vacanza per una decina di giorni e hanno un po’ di timore per possibili patologie del gatto, cerco di tranquillizzarle sotto questo aspetto.

Per ora il gatto è nel mio studio, rifocillato con aggiunta di pappa e acqua, tenerissimo, si fa coccolare, ma per ora è meglio che stia ancora in gabbia.

Ho avvisato le volontarie, ma sembra un problema trovare una sistemazione adeguata, l’unica alternativa informare vigili , i quali informano un gattile disponibile…non  mi sembra una soluzione  consona.

Ora attendo nuovi sviluppi per capire come e cosa sia meglio per lui/lei, non so ancora di che sesso è!

L’importante è che non sia più sul tetto che scotta, un confino di più di venti giorni è sufficiente, con poco cibo e acqua, è dolcissimo.

In studio da me libero di ispezionare gli anfratti, non ha nulla quasi dimentico dell’isolamento patito sul tetto che scotta.

gatto nero